Le grotte marine di Palinuro. Il tesoro che non interessa a nessuno.

Mentre ci incamminiamo verso il Palio degli Statisti 4.0 e i paesani si riprendono dallo “scandalo dei social e giornalai” che, durante l’ultima estate, hanno (mal) trattato Palinuro, si consuma un capolavoro grottesco.

Se leggi i documenti di bilancio previsionale 2026-2028 (esattamente a pagina 7, relazione revisore Bilancio Pluriennale, alla voce “entrate in conto capitale” (per farla più semplice opere pubbliche) ti viene un coccolone (!).
Entro il 2028 previsioni di entrata, a Centola Palinuro, per 400 milioni di euro.
Sì, hai letto bene: quattrocento milioni.

Cifre da capogiro galattico. In breve, roba che neppure Milano, Londra o New York.
Numeri per allocchi.

In questo delirio di alchimie mi sovviene… così… una domanda. Ma le grotte marine di Capo Palinuro? Sospiri… Spallucce…

Una delle risorse naturalistiche più strabilianti del Cilento che se fosse gestito dai mamelucchi varrebbe un autentico giacimento petrolifero. Silenzio… Shh… Tutti zitti!

Nessun “tavolo tecnico”… “progetto esecutivo”… “milioni”? Al momento solo una certezza: nessuna entrata per le casse comunali dalle grotte (anzi, dall’unica grotta oggi accessibile) di Capo Palinuro sfruttate alla bell’e meglio.

Eppure, quando si vuole si può: alla fine l’hanno salvato l’Arco Naturale!
Ho avuto il privilegio di poterle visitare tutte, le grotte marine di Capo Palinuro, oggi interdette, quando ancora si potevano vivere in tutta la loro sconvolgente, maestosa bellezza.
Che rabbia bestiale vederle ridotte a un capitolo dimenticato, uno degli ostaggi dell’immobilismo colpevole ultradecennale, del disinteresse più imbarazzante.

Se c’è da tagliare il nastro a una sagra, sedere in qualche kermesse dove scattare foto di rito e afferrare microfoni, con tele e fotocamere a bella posta, tutti pronti.
Per il resto, catalessi!

E così, vittime ancora di sé stessi, i paesani piagnucolano perché i social hanno dato addosso a Palinuro (alla ricerca del capro espiatorio perfetto!).
Là fuori l’economia decresce, le serrande si abbassano, i giovani scappano e quelli che restano spesso ambiscono alla fuga.

I Calimero sono feriti nell’orgoglio. Ma guardate che Palinuro non muore per una critica di troppo. Muore per grettezza, miopia e per l’arma più letale: il silenzio complice.

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