Cilento. Se i panni sporchi li lasciamo a mollo.

L’estate è pressoché finita e il web si riempie di classifiche di fine stagione. 
Sedicenti opinionisti e immolati vati locali intonano il consueto motivetto «tutto sommato, qui è andata bene». Il vero capolavoro del negazionismo paesano resta un dogma intramontabile: «I panni sporchi si lavano in casa».

L’illusione di essere sempre e comunque i migliori, a prescindere dalla realtà, è da decenni il pannicello caldo dei presuntuosi.
Quelli che si accontentano di una economia di sussistenza, di un turismo confuso, si beano della spiaggia affollata all’alba e godono delle code chilometriche per comprare panini e pizzette a trancio, convincendosi così di risiedere nell’ombelico del mondo turistico.

La realtà, però, racconta ben altro.

Il territorio è il ritratto di Dorian Gray: la facciata dipinta, le – non si capisce molto bene a quale obiettivo strategico debbano condurre, se non foto di rito, strette di mano, ed estemporanei titoli di giornale – kermesse estive, l’auto-celebrazione restano lì, splendide agli occhi di chi non vuol vedere.

Il quadro reale marcisce miseramente.

Il bluff delle infrastrutture e dei cieli promessi: L’illusione collettiva che (anche) l’aeroporto di Salerno potesse essere la panacea miracolosa di tutti i mali del territorio si è infranta contro la cruda realtà, lasciandosi dietro di sé una mobilità da vecchio West, tra la mai nata bretella per il Cilento e i cantieri eterni di una Cilentana (benché l’ultimo tratto inaugurato solo 20 anni fa) oramai colabrodo (prego i Presidenti, Vicepresidenti ed assessori, attuali ed ex, della Provincia di non allampanarmi con l’elogio dei loro interventi riparatori).

La sanità ridotta al lumicino: chi scrive ha avuto modo di patire, proprio nel corso di questa estate, i risultati della sistematica moria dei presidi ospedalieri pubblici, smantellati pezzo dopo pezzo mentre a pochi passi fioriscono cliniche e centri privati, con nosocomi fondamentali come quello di Agropoli, Vallo, Sapri ridotti a pascolo per tifoserie politiche.

E che dire del SAUT di Palinuro?

I conti svuotati: bilanci comunali ridotti all’osso, incapaci di intercettare un solo euro dalle bellezze naturali e risorse culturali, lasciate in mano a una logica predatoria. Un contesto che limita qualunque margine di manovra concreta nell’organizzazione del territorio.

La situazione è sotto gli occhi di tutti.  Chi vuol fingere il contrario può tranquillamente continuare a crogiolarsi nelle favole che racconta a se stesso continuando a specchiarsi nell’illusione dell’eterna giovinezza turistica.

Non servono progetti megalattici che neppure una metropoli avrebbe la possibilità di permettersi.

Fate poche cose, semplici e inderogabili:

Innanzitutto dite la verità, lacerando finalmente il ritratto di D. Gray e accettando senza sconti la realtà nuda e cruda.

Rimettete mano alle basi, trattando la bellezza del territorio non come un bancomat ma come un bene comune da tutelare.

Finché si continuerà a nascondere la polvere sotto il tappeto e raccontarsi la retorica dei panni sporchi con questa mentalità, gretta e miope, l’unica cosa che ripartirà regolarmente a fine settembre sarà il solito, inesorabile letargo.

Cilento. Dove l’indignazione è social stipata, tra voyeur con la fotocamera e censori col tastierino tra le mani.

É l’estate del denunciatore seriale in costume da bagno.
Un esercito di eroi senza macchia e senza coraggio ha finalmente trovato la sua vocazione sotto l’ombrellone, cioè fare la guardia alla vita degli altri con un metodo a chilometro zero quanto a sforzo personale: la delega totale.

Perché sporcarsi le mani, rischiare una lite sotto il solleone e, soprattutto, metterci la faccia?
Molto meglio fare un video di sottecchi, rigorosamente nascosti sotto l’ombrellone come talpe in apnea e spedire tutto al politico di turno, all’attivista cercatore di visibilità o al giornalista locale in cerca di click facili.
Una catena di montaggio dello scoop dove quasi nessuno si espone sul serio.

Il copione è rigorosamente scandito: si vede qualcosa che non quadra (o che semplicemente non si capisce), si grida allo scandalo planetario, si invoca l’intervento salvifico del politicante o del pennivendolo che ha smania di pubblicare perché, in fondo, la stagione è corta (e pure la coperta!).

Dall’altra parte dello schermo, la risposta non tarda mai: il “giornalettismo” social.
Non importa il contesto, non importa la dignità delle persone. L’importante è che la notizia “faccia presa”, che indigni abbastanza da garantire la dose quotidiana di condivisioni.

Ed eccolo qua il Cilento balneare, la cloaca di voyeur armati di fotocamera e censori col tastierino tra le mani. Da un lato i guardoni digitali, pronti a spiare, filmare e immortalare ogni minimo dettaglio (altrui); dall’altro i giudici da strapazzo, armati di indignazione prêt-à-porter, pronti a emettere sentenze definitive comodamente seduti sul lettino.

Perché qui sta il punto: la verità è che si chiacchiera troppo e si agisce zero.
Le istituzioni non si evocano a parole o con un post indignato sui social, sperando che qualcun altro faccia il lavoro al posto nostro.
Se c’è un abuso vero, un illecito o una situazione illegale, ci sono gli uffici preposti: si compila un esposto, si deposita, si protocolla.
Il resto è sensazionalismo da spiaggia che dura il tempo di un articolo o di una storia su Instagram.

È il trionfo del coraggio a metà, o meglio, della viltà istituzionalizzata.
Si lancia il sasso, si nasconde la mano (e possibilmente anche l’identità), e si lascia che siano gli altri a fare il lavoro sporco, riducendo la cittadinanza a una lamentela anonima, qualunquista al punto giusto e pressoché indolore.

Un modo becero di vivere civile: zero attributi, zero responsabilità e un coraggio che svanisce non appena si tratta di metterci sul serio la faccia.

Capiamoci. Segnalare è sacrosanto, ma delegare gli altri limitandosi ad essere delatori, schiavi della telecamera e della censura da tastiera, è però solo una triste caricatura del vivere civile.

Forse, prima di credere che siano giornali e politici a fare pulizia morale del mondo, bisognerebbe ricordarsi che un vivere con un briciolo di coraggio personale non passa mai di moda!