Palinuro. L’Arco Naturale è salvo. Adesso non donatelo agli speculatori!

L’onestà intellettuale prima di tutto: dopo anni di crolli, transenne, chiusure infinite e speranze pressoché azzerate, l’investimento pubblico realizzato per riaprire (nel 2025) e mettere in sicurezza l’Arco Naturale di Palinuro ha ridato questo splendore al mondo.
Un’opera complessa che ha restituito alla pubblica fruizione uno dei simboli più potenti non solo del Cilento, ma dell’intera costa.

Dopodiché, croce e delizia.
Il sollievo per la fine di un incubo e la riconsegna di un bene inestimabile al mondo non consente di fingere di non vedere la linea di confine tra la valorizzazione di un patrimonio Unesco ed i rischi di regalie a consorterie locali, o forestieri trapiantati in loco, pronti a mettere le mani su un tale gioiello.

E adesso? Il mantra: “bisogna pensare a come va-lo-riz-za-re” .
Ma valorizzare non vuol dire per forza imporre parcheggi a pagamento da salassi legalizzati a danno di chi vuole semplicemente godersi lo spettacolo.

E, soprattutto, valorizzare non vuol dire farsi venire in mente di piazzare un bel lido balneare privato all’ombra delle falesie “nell’arco naturale”, trasformando un santuario della natura nella veranda di qualche “investitore” con le mani in pasta.

La soluzione, a ben vedere, esiste e l’ha già praticata il resto del mondo (spingendosi oltre la rotatoria del Trivento a Palinuro… notizia che farà sobbalzare i più… c’è il resto del mondo!).
Immagino una gestione locale, comunale, basata sul pagamento di un obolo d’ingresso, con accessi razionalmente contingentati, per godersi per un’oretta la spiaggia e fare un bagno in quell’acqua cristallina, senza sfociare in facili eccessi.

Un contributo economico modesto per finanziare la manutenzione dell’area, a garantire la pulizia, il decoro e la vigilanza quotidiana, e perché no anche contribuire a rimpinguare le piangenti casse del Comune, senza mortificare i visitatori.

Un obolo di civiltà.
Perché i beni comuni si tutelano con le regole ma soprattutto curandoli, non abbandonandoli al degrado e men che meno consegnandoli alla speculazione dei privati.

Il patrimonio di tutti deve restare di tutti.
É su piani del genere che si pesa il ruolo e la credibilità della politica locale: vuol fare da custode inflessibile dell’interesse pubblico, o cedere al canto delle sirene della privatizzazione mascherata?